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10 curiosità assurde su Amadeus, ora al cinema restaurato in 4K

Amadeus di Miloš Forman torna al cinema restaurato in 4K, per una tre giorni evento: ecco alcune delle curiosità più particolari sul film.

Di Carlo Giuliano*

Amadeus non è solo, senza alcun dubbio, il più grande biopic musicale della storia del cinema. Non è solo uno dei più grandi film in costume di sempre. Ma è tranquillamente uno dei più grandi capolavori del cinema tutto. Nel suo palmarès conta otto Premi Oscar fra cui Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista all’incredibile F. Murray Abraham nei panni di Antonio Salieri e numerosi altri per quanto riguarda il comparto tecnico e sonoro. Con oltre 50 candidature e 40 premi ottenuti in tutto il mondo, sarebbe stato inserito dall’American Film Institute nella lista dei 100 migliori film statunitensi di tutti i tempi e attualmente è conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso USA. 

Un impianto visivo senza pari e delle interpretazioni magistrali impreziosiscono un’operazione estremamente particolare dal punto di vista storico. Perché a ben guardare, Amadeus prende le mosse da un falso storico. Adattando per lo schermo l’opera teatrale di Peter Shaffer – a sua volta ispirata alla teoria del drammaturgo Aleksandr Sergeevič Puškin secondo cui Antonio Salieri e Wolfgang Amadeus Mozart sarebbero stati rivali e il primo avrebbe progettato di avvelenare il secondo per invidia del suo lavoro – il regista Miloš Forman celebrò la grandezza del compositore di Salisburgo per bocca di Salieri. Un conflitto di amore-odio che restituì la dimensione divina delle composizioni di Mozart, raccontando forse più di quanto non avrebbe fatto un biopic storicamente accurato.

Ora, a poco più di 40 anni dall’uscita del film e proprio nei giorni in cui ottenne tutti quegli Oscar sul palco del Dolby Theatre, Amadeus viene redistribuito da Lucky Red, per una tre giorni evento il 24-25-26 marzo, in una nuova edizione restaurata in 4K. E per l’occasione, noi vi raccontiamo alcune delle curiosità più inaspettate intorno a questo magnifico capolavoro della storia del cinema.

L’accuratezza sta nei dettagli 

Come anticipato, la teoria che vorrebbe Salieri come principale responsabile della morte di Mozart è figlia di una finzione drammaturgica. Al contrario, Salieri e Mozart furono reciproci estimatori l’uno del lavoro dell’altro. Il regista Forman e lo sceneggiatore Shaffer non hanno mai fatto mistero della cosa, e tuttavia inserirono diversi dettagli e riferimenti di cui si ritrova prova nelle testimonianze storiche. Un esempio su tutti è l’episodio in cui un giovanissimo Mozart sarebbe balzato sulle ginocchia di Maria Antonietta chiedendola in sposa, oppure quello in cui l’Imperatore Giuseppe II lamentò la presenza di “un po’ troppe note” ne Il ratto dal serraglio. Per quanto riguarda Salieri invece, sembra che da bravo italiano il compositore avesse effettivamente una passione per i dolci, come suggerisce la scena dei Capezzoli di Venere.

La preparazione attoriale

Il regista Miloš Forman seguì una linea molto particolare in termini di preparazione richiesta agli attori. Concesse infatti numerose libertà, senza troppe pretese di aderenza al metodo; ma proprio da quella libertà, Tom Hulce in particolare rispose con doppia dedizione. Forman concesse infatti agli attori di mantenere l’accento americano, cosicché potessero concentrarsi su altri aspetti più importanti nel processo interpretativo e di restituzione del personaggio. Per quanto riguarda la preparazione musicale invece, Forman disse a Hulce che avrebbe potuto “fingere” di saper suonare il piano, ma lui passò sei ore al giorno (per sei mesi) a studiarlo. Alcuni critici musicali hanno notato come ogni singolo movimento che si vede nel film, dalle sonate al piano alla direzione d’orchestra, corrisponda alle note che si sentono nella colonna sonora. Persino nella scena in cui Hulce suona il pianoforte al contrario. 

Da John McEnroe alla famosa risata

Tantissimo, nell’interpretazione di Mozart, lo fanno i segni distintivi donati al personaggio da Thomas Hulce. Il suo è un Amadeus del tutto in controtendenza rispetto al contesto dell’epoca, cosa che esalta il suo genio e la sua imprevedibilità. E in questo, la risata nervosa che esplode in più di una scena è diventata talmente distintiva da essere scelta in chiusura del film. Fu Forman a chiedere a Hulce di inventare qualcosa di “estremo”, che nessuno si sarebbe aspettato. Hulce impiegò mesi a trovare la giusta tonalità, finché un pomeriggio non si scolò un’intera bottiglia di whisky ed ebbe l’illuminazione della risata, molto simile a quella che aveva sentito da un precedente regista con cui aveva lavorato. Per quanto riguarda le movenze invece, gli scatti d’ira e le idiosincrasie corporee, Hulce ha raccontato di essersi ispirato al tennista John McEnroe, nei famosi momenti in cui perdeva le staffe sul campo. 

Il ritorno a Praga

Miloš Forman era naturalizzato statunitense, ma le sue origini trovavano radici in Cecoslovacchia. Di fatto era un esule, inviso al regime comunista di Praga. Sarebbe stata quindi la scelta più naturale, per lui, girare l’intero film nella Vienna che faceva anche d’ambientazione. Tuttavia, Praga offriva la location perfetta, poiché l’arretratezza del regime la faceva rassomigliare a una città ferma a prima dei processi d’industrializzazione. Gran parte delle strade non erano cementate e ricordavano quindi gli sterrati del ‘700. Non a caso, solo quattro set furono ricreati in studio: la stanza d’ospedale di Salieri, la casa di Mozart, una scalinata e un teatro del vaudeville. Tutto il resto sono location reali.

Le minacce del regime…

Per queste ragioni, Forman era considerato una sorta di eroe espatriato dalla popolazione praghese e un elemento pericoloso e sovversivo da parte del regime. Per ottenere le concessioni di girare a Praga, Forman dovette firmare un documento in cui garantiva che non avrebbe circolato nel Paese al di fuori del set, e che non ci sarebbero stati contenuti politici avversi al regime all’interno del film. Un autista l’avrebbe portato ogni mattina dall’albergo al set e sarebbe venuto a riprenderlo diligentemente ogni sera. Ma a rivelare l’aspetto più inquietante fu la coreografa Twyla Tharp, che raccontò come a esser scelto per fargli da autista fu uno storico amico di Forman dai tempi della giovinezza: “E tutti sapevano cosa sarebbe accaduto al suo amico se la presenza di Miloš avesse avuto un qualunque tipo di ricaduta politica…”.

…e le comparse della polizia segreta

In un certo senso però, si può dire che il regime contribuì – seppur con ben altre finalità – alla realizzazione del film. In particolare, alle scene di massa all’interno dei teatri. Era diventata infatti cosa nota che un buon numero di agenti della polizia segreta e delle autorità fossero presenti, infiltrati, all’interno delle comparse. Il momento più divertente, raccontato anche da Forman nei contenuti speciali di alcune edizioni Home Video, fu quando venne girata l’ultima scena di massa del film. Al momento del “wrap”, del fine riprese, tutti i presenti fecero un grande brindisi e tutti, dai tecnici alle altre comparse, riservarono un ringraziamento speciale agli imbarazzati agenti infiltrati, per aver “garantito la sicurezza” e aver fatto, in pratica, da scorta privata al film.

L’effetto improvvisazione

Nonostante non fosse stato Forman a richiederlo, Tom Hulce e Murray Abraham si presero diverse libertà d’improvvisazione a scene alterne, così da ottenere il massimo nella resa del loro rapporto. Molto di questo doveva passare dal dislivello nelle rispettive capacità di maneggiare la musica, il fatto cioè che Salieri dovesse trovare incomprensibili alcune scelte compositive di Mozart. Questo si vede in particolare in una delle ultime scene, quando Amadeus detta la conclusione del Requiem sul letto di morte. In quella cena, Hulce saltava deliberatamente alcune battute previste nel copione, così da creare in Abraham una confusione su cosa dovesse rispondere. Quella confusione che vedete nella scena, le continue richieste di “stop” che attribuireste alla sceneggiatura, erano frutto in realtà dei ciak più improvvisati, che Forman finì per tenere nel montaggio finale.

Le alternative a Mozart e Salieri

Diversi attori furono presi in considerazione prima di Tom Hulce e F. Murray Abraham per i ruoli protagonisti. Per quanto riguarda il primo, alcuni nomi comprendono Mark Hamill, Kenneth Branagh, Tim Curry e Mel Gibson. Forman rinunciò a Hamill, fra le prime scelte, perché aveva paura che il pubblico rivedesse Luke Skywalker di Star Wars su schermo, mentre pare che Branagh si arrabbiò non poco per non essere stato scelto, considerato che aveva portato più volte il testo di Peter Shaffer sul palcoscenico. Per quanto riguarda Abraham invece, lui si era candidato per il ruolo del Conte Orsini Rosenberg, poi andato a Charles Kay. Durante il provino, Forman gli chiese di leggere alcune delle battute di Salieri, convincendosi all’istante che fosse proprio lui a dover interpretare il compositore. Tuttavia, a quel tempo Abraham stava girando Scarface. Così, preoccupato che Abraham potesse rifiutare per non entrare in conflitto, aspettò che avesse finito di girare gran parte delle scene per Brian De Palma per poi proporgli il ruolo. Il resto, come si suol dire, è storia.

Produzione difficile, grande promozione

Magari non vi stupirà sapere che nessuno dei maggiori studios di Hollywood voleva concedere budget per un kolossal di tre ore su un compositore classico diretto da un regista di origini cecoslovacche. Alla fine infatti, fu il produttore Saul Zaentz con la sua The Saul Zaentz Company a foraggiare gran parte del film. Tuttavia, a prodotto completo, non si badò a spese e idee innovative in termini promozionali. L’idea più atipica fu di Orion, altra casa coinvolta, che realizzò un video musicale comprendente tagli di performance di artisti come Bruce Springsteen, Van Halen, KISS, Michael Jackson, David Bowie e Madonna, affinché sembrasse che stessero ballando sulle note della Sinfonia N. 25 di Mozart, la stessa che potete ascoltare in apertura del film. Dettaglio ancor più inaspettato: per un certo periodo, David Bowie stesso fu considerato per il ruolo di Mozart.

Incassi moderati, soundtrack di successo 

Con un budget di 18 milioni di dollari, Amadeus ne incassò 52 milioni negli Stati Uniti e in Canada e altri 90 milioni in tutto il mondo. Un botteghino più che dignitoso, ma comunque imparagonabile a quello della gran parte dei film che abbiano ottenuto così tanti Premi Oscar, e in particolare quello al Miglior Film. È ben noto infatti come l’Academy premi non solo la qualità, ma anche la capacità dei film di imporsi nei box-office in patria. Tutt’oggi, Amadeus rimane uno dei pochi ad aver vinto l’Oscar a Miglior Film pur non essendo mai entrato nella TOP 5 degli incassi settimanali. Sorte opposta toccò invece alla colonna sonora, contenente solo pezzi classici. Posizionatasi 56esima nella famosa classifica Billboard degli album con più vendite, rimane tutt’oggi uno dei dischi di musica classica di maggior successo.

Non solo per la sua colonna sonora, Amadeus rimane tutt’ora uno dei più grandi successi del cinema mondiale. E vi aspetta al cinema, da oggi fino al 26 marzo, in questa magnifica edizione restaurata in 4K.

 

*Nato a Roma nel 1999, critico cinematografico e creator passato per web, cartaceo, social media, televisione, radio e podcast. La prima esperienza a 15 anni come membro di giuria per la XII Edizione di Alice nella Città. Dal 2019 si forma presso il mensile cartaceo Scomodo, di cui coordina anche la rete distributiva in tutta Italia. Nel 2022 svolge un master in podcasting presso Chora Media, cicli di lezioni nei licei con il Museo MAXXI ed è il vincitore del Premio CAT per la critica cinematografica. Ha collaborato con le pagine del Goethe-Institut e del Sindacato Pensionati CGIL. Dal 2021 scrive stabilmente per CiakClub, di cui è Caporedattore e principale creator.
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