La conversazione è tornato al cinema restaurato in 4K per omaggiare il grande Gene Hackman, recentemente scomparso: ecco i suoi 10 migliori film
La mattina del 27 febbraio ci siamo svegliati con una notizia tristissima. Il leggendario attore Gene Hackman è stato ritrovato senza vita nella sua casa di Santa Fe assieme alla moglie Betsy Arakawa. Aveva 95 anni. Con lui se ne va uno dei più grandi pezzi di storia del cinema, forse un vero e proprio modo di fare e interpretare il cinema. La sua carriera comincia nei primi Anni ’60, vive nel pieno passaggio della New Hollywood con le nuove sfide ed evoluzioni interpretative che questa rappresenta, e si propaga fino agli inizi del 2000.
Gene Hackman è stato attore solido e quadrato, spietato e militaresco, ma anche paterno e vulnerabile. Un volto che sembra non essere mai cambiato nel corso di mezzo secolo, ma che regalò e si prestò a ruoli diversissimi l’uno rispetto all’altro. Uno di quelli che una semplice rassegna in dieci ruoli, ma neanche in quindici o venti, potrà mai restituire. Come non citare infatti il Bonnie e Clyde (1967) di Arthur Penn, primo a lanciarlo come una delle nuove leve della sua generazione; oppure Get Shorty (1995) di Barry Sonnenfeld, commedia a metà fra il gangster e il metacinematografico; infine il ruolo del diabolico Presidente Alan Richmond in Potere assoluto (1997) di Clint Eastwood e persino quell’indimenticabile cameo dell’eremita Abelardo in Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks.
Qualcosa rimarrà sempre fuori. Ma per molti, il suo picco è stato senza alcun dubbio nei panni dell’investigatore e intercettatore Harry Caul nel film La conversazione, primo a consegnare la prima Palma d’Oro andata a Francis Ford Coppola nel 1974. Lo scorso anno era passato presso Il Cinema Ritrovato di Bologna in una nuova edizione restaurata in 4K dalla American Zoetrope – la storica casa di produzione di Coppola – in collaborazione con StudioCanal. Ora è al cinema, dal 10 al 16 marzo, riportato in sala a tempo di record da Lucky Red per omaggiare l’attore scomparso.
Andate a vederlo, e ritroverete tutta la timida e al contempo straripante bravura di Gene Hackman, che ricordiamo qui in una rassegna di dieci ruoli indimenticabili.
Forse il primo grande neo-poliziesco della New Hollywood, Il braccio violento della legge (The French Connection) è un film programmatico fin dal titolo, che mescola intrattenimento di genere a denuncia semi-documentaristica, insegnando un nuovo modo di rappresentare l’eterna lotta fra Bene e Male. Qui Gene Hackman interpreta Jimmy Doyle, poliziotto della Narcotici di New York disposto a tutto pur di sventare un traffico di droga. William Friedkin, regista notoriamente di destra ma mai nei suoi film, rende un ritratto impietoso delle forze dell’ordine, non meno violente dei criminali in questa guerra di strada che non guarda in faccia a nessuno. Cinque saranno i Premi Oscar, fra cui Miglior Film, Miglior Regista a Friedkin e Miglior Attore ad Hackman.
L’anno dopo esser stato un violento agente della Narcotici, Gene Hackman interpreta un reverendo nel primo grande film catastrofista del filone disaster movie. Basato sull’omonimo romanzo di Paul Gallico, L’avventura del Poseidon è un classico del genere che ritornerà più di una volta nel grande cinema d’intrattenimento americano. La trama è nota: una nave da crociera apparentemente inaffondabile (ricorda qualcosa?) viene investita da un maremoto e si ribalta. Mentre la gran parte dei passeggeri rimane “al sicuro” nella pancia della nave, convinta di aumentare le proprie chance di salvezza, il reverendo Frank Scott (Hackman) esorta un piccolo manipolo di superstiti a risalire il mostro inabissato fin sulla chiglia. Un film, come sempre fu intento di questo filone, che sottolinea la piccolezza dell’essere umano e delle sue “grandi opere” d’ingegneria rispetto alla possanza di Madre Natura.
Harry Caul non fu solo il più grande ruolo di Gene Hackman per la complessità interpretativa che richiese, ma perché incarnò alla perfezione l’alienazione del cittadino contemporaneo. Harry Caul è un investigatore esperto di intercettazioni, forse il più bravo. Un giorno registra una conversazione impossibile fra due amanti in un parco pubblico, e si convince di essere pedinato dal suo committente. Già fortemente compromesso da disturbi paranoidi, Harry Caul finirà nella spirale di una vera e propria crisi di nervi. Attraverso di lui, Coppola offre una nuova rappresentazione dell’uomo-macchina, cablato fin nelle arterie, che da spia diventa spiato. Un capolavoro del cinema che raccontava la fine della privacy a due anni dal Watergate e le dimissioni di Richard Nixon, anticipando il mondo a noi contemporaneo.
Dieci anni in anticipo rispetto al Batman di Tim Burton, in un’era ben lontana dalla Trilogia degli Spider-Man di Sam Raimi e l’intuizione di una serie di universi supereroistici spendibili nel grande pubblico, il Superman di Richard Donner è forse il primo grande cinecomic della storia del cinema. A interpretare il kryptoniano c’era Christopher Reeve, nei panni del padre un insospettabile Marlon Brando, ma se cercate nei credits del film uno dei primi nomi che appare è proprio quello di Gene Hackman nel ruolo di Lex Luthor. Forse perché i primi quattro capitoli di Superman – Hackman sarebbe tornato nei panni del villain anche in Superman II e Superman IV – sono più dei film su Lex Luthor, che sull’eroe dalle mutande rosse. Forse perché, come diceva David Carradine in un monologo di Tarantino rimasto famoso, Superman è più una critica alla mentalità umana, che la storia dell’alieno chiamato a salvarla. O forse perché, semplicemente, non c’è più stato Lex Luthor migliore di Gene Hackman.
Gene Hackman si è ritrovato più di una volta nei panni di un agente e non è sempre risultato piacevole come personaggio. Ma quando Alan Parker lo chiamò a interpretare Rupert Anderson, agente dell’FBI inviato da J. Edgar Hoover a indagare su una serie di omicidi a sfondo razziale in Mississippi, le cose cambiarono. Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto in cui il Ku Klux Klan, in combutta con la politica e le forze dell’ordine locali, si macchiò di un triplice omicidio ai danni di attivisti per i diritti degli afroamericani, Le radici dell’odio è un classico americano sulla parentesi storica dell’apartheid statunitense, mai veramente conclusa. Al fianco di Hackman c’era un giovanissimo Willem Dafoe nei panni dell’agente Alan Ward, oltre a Francis McDormand e all’appena lanciato Ronald Lee Ermey (Full Metal Jacket).
Quattro premi Oscar fra cui Miglior Film e Miglior Regia a Eastwood e il secondo in carriera a Gene Hackman, per questo film con cui il magnifico straniero del cinema western e spaghetti-western omaggia e al contempo decostruisce il genere che l’aveva reso immortale, dietro e davanti la cinepresa. Gli spietati è un film al crepuscolo del western, con cui Eastwood avverte che il Novecento sta finendo ed è arrivata l’ora di tirare le somme. Lui interpreta un ex fuorilegge ora assoldato per vendicare delle prostitute, Hackman l’irreprensibile Sceriffo Daggett deciso a impedirglielo, perché Big Whiskey è “la sua città”. Ne nascerà uno scontro in cui tutti usciranno con le ossa rotte o, peggio, in una bara. Oltre a loro, due ottimi Morgan Freeman e Richard Harris.
Solo tre anni dopo un film impegnato e seriosissimo come Gli spietati, Gene Hackman prende parte a un altro western completamente agli antipodi, anche se i due ruoli si somigliano in qualche modo. Pronti a morire, titolo originale The Quick and the Dead, rimarrà l’unico western (ma quasi un comedy-western) diretto dal maestro dell’horror Sam Raimi. Al centro c’è di nuovo una piccola cittadina, Redemption, tiranneggiata da una sorta di dittatore locale, il John Harod interpretato da Gene Hackman. Questi indice ogni anno un torneo per eleggere il miglior pistolero, di fatto un modo per eliminare la concorrenza. Ma quando la sveltissima Ellen (Sharon Stone) arriverà in città per vendicarsi e pareggiare un vecchio conto in sospeso, Harod avrà filo da torcere. Un piccolo cult di divertissement con due Russel Crowe e Leonardo DiCaprio degli inizi.
Nel filone dei film sui sottomarini nel contesto della Guerra Fredda, perfettamente inquadrato fra il precedente Caccia a Ottobre Rosso (1990) di John McTiernan e il successivo K-19 (2002) di Kathryn Bigelow, c’è Allarme rosso, con protagonisti Gene Hackman e un giovane Denzel Washington. I due interpretano rispettivamente il Capitano e il Secondo Ufficiale di un sottomarino atomico statunitense, mandato a contrastare la minaccia terroristica di un gruppo di ultranazionalisti ceceni barricati in una postazione nucleare a Vladivostok. I due entreranno inevitabilmente in conflitto, rispettive incarnazioni della vecchia guardia e della nuova leva. Un film militare come non se ne fanno più, che metteva in guardia sui rischi di un conflitto nucleare “per errore” fra Russia e Stati Uniti, causato da falle e ordini contrastanti nella catena di comando.
Gene Hackman ha fatto anche commedie, ed è stato anche un trasformista. E quale se non Piume di struzzo di Mike Nichols, già regista de Il laureato, commedia queer simbolo degli Anni ’90. La storia è semplice: lui e lei sono giovani, lui e lei si amano, lui e lei vogliono sposarsi. Ma lei è figlia di un Senatore conservatore e bigotto (Hackman) da poco coinvolto in uno scandalo politico, quando il suo collega e cofondatore Coalizione per l’Ordine Morale viene ritrovato morto in un letto in compagnia di una prostituta afroamericana minorenne. Lui, figlio di Robin Williams e Nathan Lane nei panni di due omosessuali che gestiscono un night club per drag queen in Florida. Fra bugie e omissioni, ne seguirà una commedia degli errori in cui, in tempo per un finale rocambolesco che ribalta quello de Il laureato, anche Gene Hackman si ritroverà travestito da drag queen. Una delizia di commedia.
E arriviamo così all’ultimo grande film della carriera di Gene Hackman, che combaciò con il primo grande film a lanciare lo stile inconfondibile, corale, rosa pastello, di Wes Anderson. I Tenenbaum che danno il titolo al film sono la famiglia al centro della storia, una dinastia di artisti, studiosi e promettenti sportivi capeggiata dal pater familias Gene Hackman. Ma fra incesti e finti tumori allo stomaco, questa famiglia disfunzionale si troverà a dover fare i conti con l’ambizione più complessa di tutte: vivere l’amore alle proprie condizioni. Tutti i numerosissimi volti noti del cast come sempre nello stile di Wes Anderson (Gwyneth Paltrow, Anjelica Huston, Danny Glover, Ben Stiller, Bill Murray e i due Fratelli Wilson) contribuiscono ad affrescare la diversità di questa famiglia. Ma Gene Hackman non poteva che esserne capostipite.